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I SIGNORI DI TITIANO.

chiesa

TITIANO E LA SUA SIGNORIA - di M. GB. Altan

I signori di Titiano ebbero mezzi e feudalità dal loro possesso - crediamo portuale - alle foci dello Stella.
Considerata la relativa tenuità del loro feudo, è relativamente poco spiegabile la loro presenza in atti importanti che li accomunano a feudatari e religiosi di un non trascurabile peso.
I signori titianesi comunque compaiono nei regesti quasi sempre al seguito dei conti di Gorizia ed in comunione con i Carisacco, quindi del partito dei conti avvocazionali isontini.
Dovevano probabilmente muoversi in questa sfera politica, per quanto nessun documento attesti che fossero in contrapposizione con il principe aquileiese.
Nell'estate del 1136 Ottaker di Titiano presenzia a Villach all'incontro tra il patriarca Pellegrino di Pao e Corrado di Salisburgo per regolare controversie concernenti l'abbazia di Ossiach (abbazia che Pellegrino aveva posto sotto la protezione della chiesa di Aquileja).
Nel 1138 Engelberto II rinuncia all'avvocazia delle ville di Terzo di Aquileia, Cervignano e Muscoli e ne ricevette in cambio, quale feudo vita sua natural durante, sette "massaricie" (poderi) a Belgrado, castello presso Varmo.

Oltre al patriarca Bertoldo di Mosburg e Romano vescovo di Gurk, era presente anche Ottaker di Titiano.
In seguito si verificarono controversie tra il patriarca ed il conte goriziano e si rese necessaria una riconferma della donazione a favore delle monache di Aquileia, avvenuta, appunto, nel 1138 e nel 1139.
Engelberto II riconferma l'atto a favore della badessa Aligga, a vantaggio del monastero, della rinunciata avvocazia.
Era presente a questa sanzione assieme a Bertoldo di Mosburg, di Federico e Artwico di Caporiacco, anche Ottaker di Titiano.

Engelberto era succeduto nella carica di avvocato della chiesa di Aquileia al padre conte Mainardo; ma Engelberto sembra che di ogni bene del patriarcato ne avesse fatto cosa propria, predando ed angariando i sudditi dello stato friulano.Convocato dal principe aquileiese per discolparsi di tante vessazioni, il signore comitale isontino, all'improvviso, con un gruppo di suoi armati lo imprigionò.
Il fatto suscitò clamore ed indignazione. Ottokaro V, marchese di Stiria, ed altri vassalli della chiesa di Aquileia ingiunsero ad Engelberto di liberare il patriarca, cosa che il conte goriziano fece.
La pena erogata ad Engelberto fu severa ed il conte fu costretto a consegnare al patriarca, quale risarcimento per i tanti danni arrecati allo stato e per l'affronto fatto al suo signore naturale, trenta "mansi" nel Carso e nella Carinzia.

Qualora il conte fosse morto senza eredi egli doveva lasciare allo stato aquileiese i castelli di Belgrado, Precenicco e di Gorizia, con tutte le pertinenze, diritti feudali, con i vassalli ministeriali e servi di masnada.
Solo lui e sua vita natural durante avrebbe continuato ad avere l'usufrutto dei cespiti del castelo di Mosburg.

Tutto questo fu esposto quale capo d'accusa, in una solenne assise tenuta secondo l'antico rituale germanico, all'aperto, nella selva di Ramuscello (presso Sesto al Reghena), il 21 aprile 1150, alla presenza dei più grandi dignitari e feudatari del patriarcato.
Presenziavano il vescovo Gerwico di Concordia e quello di Trieste, Wernardo i conti Bertoldo di Andechs, Wolfrando di Treffen, Rapoto di Spanheim-Obernburg, l'abate di Rosazzo, l'abate di Sesto, Adelber abate di Summaga, l'abate di Moggio, Warnero di Carisacco e Ottaker di Titiano.

Il I° aprile 1154 Pellegrino di Pao patriarca concesse all'abate di Viktring (presso Klagenfurt) la chiesa di Höflein (posta a nord-est di Krainburg, nella Carnìola superiore) con tre mansi della stessa chiesa, il servo di masnada Chasnut e la sua famiglia, la cappella di Tupalitsch ed altre pertinenze.
Quali testimoni erano presenti Engelberto avvocato della chiesa di Aquileia e conte di Gorizia, Wolrico de Achel, Ottaker di Titiano ed altri.
Nel 1158 il patriarca Pellegrino sanzionò la donazione fatta da Vernero e sua moglie Berta di Carisacco alla abbazia di Moggio.

Essi, in quella circostanza, consegnarono al conte Engelberto di Gorizia, che era anche avvocato della abbazia di Moggio, un allodio presso "Tumech" (Tolmezzo nella Carnia), con tutti i servi e diritti, allodio che in questa circostanza viene dizionato in tedesco come "Sal". Ma anche questo atto diede origine a controversie principalmente da parte del conte di Gorizia il quale si lasciò andare ad eccessi.
Si ritenne di redarre una ulteriore convenzione chiarificatrice in un tempo di poco posteriore; convenzione che fu confermata dai vescovi di Concordia e di Trieste, dagli abati di Sesto, Rosazzo e Moggio, di Woldrico marchese di Attems, di Ottaker di Titiano e altri.
Rimarchevole in quella circostanza, che il patriarca di Aquileia dichiari nel documento di avere proceduto: "...ex consilio nostri capituli et conniventia clericorum et ministerialum nostrorum...".
È evidente che dobbiamo sottolineare la presenza di questo personaggio Ottaker di Titiano, il quale riveste in tutte queste circostanze testuali e legali, in proprio, una importanza che, come si è detto, trascendeva dal complesso potenziale dei suoi possessi. Sembra persona abile che si muove con intelligenza tra il principe patriarca ed i signori comitali goriziani.
Per quanto sia opinabile una sua comunanza di interessi con il goriziano avvocato aquileiese, Ottaker di Titiano si muove in maniera naturale ed al seguito dei potenti signori d'oltr'Alpe, anche in sedi, considerati i non facili collegamenti del tempo, relativamente distanti dai suoi primari interessi dispiegati tra lo Stella ed il Tagliamento.

In Aquileia, nel 1171, Voldorico II di Treffen, patriarca di Aquileia, dona a Benedetto, abate di Ossiach, la chiesa di San Pietro, presso St. Jacobsberg (vicino Rosenthal).
Erano presenti in questo atto Enrico e Rantolfo di Villalta, Erbordo di Partistagno, Enrico di Gemona, Matthia di Titiano e altri.
Era con ogni probabilità, il Matthia, figlio dell'Ottaker di Titiano e si suppone continuasse la politica astuta del padre.
Attorno al 1178-1179, Engelberto nella sua qualità avvocaziale aquileiese e conte goriziano donò il cenobio di Neustift, presso Brixen (Bressanone) il possedimento di Michelbach.
A questa pia elargizione (strani questi conti goriziani; vessano ed uccidono sudditi e poi donano feudi alle chiese; sarà stata magari una forma di penitenza), erano presenti, tra gli altri, i vescovi di Trieste, Concordia, Pedena, Ermanno duca di Carinzia, Meginardo conte dell'Istria, Federico di Caporiacco, Matthia di Titiano ed altri personaggi.

Qui si fermano le notizie del feudo autonomo di Titiano, inaridito dalle vicende del fiume, minato dall'assorbimento del sorgente scalo latisanese sul Tagliamento, vanifiato dal prepotente bradisismo lagunare-costiero e dalla ipotizzata estinzione del casato signorile titianese.
Titiano ebbe un processo di riduzione di importanza graduale; ma già nel 1301 viene dato in pegno, con Latisana, dalla quale - si dice nel documento dipendeva, ad Adelasio (altre volte vien detto Adelusio) Forzate di Montemerlo di Padova dai disponenti conti di Gorizia.
Non sappiamo per quale nesso possessorio, Odescalco di Cividale, il 24 marzo 1348, cede Titiano, in "enfiteusi perpetua", al "gubernator et prior" dell'Ordine Teutonico di Precenicco, con tutti i diritti e pertinenze.

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA NEVE

foto chiesa

Rimarrà larvata la divisione territoriale - in buona parte teorica - e la divisione amministrativa ancorata sulle due "chommunitas rurales"; quella di Precenicco e quella di Titiano.

Ancora nell'epoca austriaca (1806 - 1866), la dizione di Titiano ex austriaco e "comune di Titiano" nel senso di vicinìa rustica, è diviso amministrativamente da Precenicco, sanzionato sulla traccia del cosiddetto "catasto napoleonico"; catasto che ancora distingue puntigliosamente il comune di Titiano da quello di Precenicco con le sue pertinrenze di Case Nuove e di Pescarola.

Ma costantemente, il segno più antico ed appariscente in qualche modo passivamente conservato dalla tradizione popolare nel luogo è il culto della "Madóne di Titïan".
Si tratta dell'antichissimo santuario della "Madonna della Neve", la cui festa cade in agosto di ogni anno.
Il patto non scritto ma fedelmente osservato, tra il religioso e comunitario-popolare che sembrava dovuto a questo santuario, al quale convenivano le popolazioni a cavallo dello Stella, in una sintesi di valori e motivi che solo nel mondo rurale si ritrovano - anzi si ritrovavano e che ad esso erano connaturati propiziava un'affluenza tale che le varie parrocchie dipendenti dalla pieve di Santo Stefano, e non, di Palazzolo si davano un calendario in una serie di occasioni precedenti e preparatorie culminanti nella festa principale.
Un luogo dove generazioni e generazioni si sono succedute, dal significato oscuro, inconscio, in un edificio di culto consacrato da una unicità minuscola che fu amministrativa, politica, anche economica nella quale può poggiare l'esistenza di una minuscola signoria della quale si è perduta memoria e traccia. Ogni cosa affonda nella diversa radice della origine del santuario della Madonna della Neve, sulla quale, nel XVI sec. gli imperial-arciducali avevano costruito la torre della dogana asburgica, buttata giù assieme alle casupole del borghetto contadino attorno, nel 1946.
Una storia che comincia ed una che finisce.
È l'eterna vicenda di un popolo che da sempre ha vissuto in riva al fiume, con la sua anima e la sua religiosità elementare, candida, indiscussa ed in buona parte, oramai, scomparsa.
Anche e soprattutto qui il solco dell'aratro restituisce testimonianze di Roma.
Più in Titiano che in qualunque altro luogo di questo comprensorio. E questo quasi a rimandare l'eco frammentario della "gens Titia" che a questa villa rustica ed a questo luogo ha donato il nome "prediale"; nome che dopo duemila anni ancora si conserva.

Ma è sull'architrave lapidea del portale di accesso della sua chiesuola che i cavalieri nero-crociati hanno lasciato il marchio del loro "pium sodalitium"; la loro sanzione ufficiale della loro "commenda" estesa da Precenicco anche a Titiano; la loro traccia si concentra in tre stemmi:

  • al centro, la croce dell'Ordine di Santa Maria dei Teutonici di Gerusalemme;
  • al lato lo stemma di Johann von Hussen "komtur" per Precenicco dell'Ordine Teutonico;
  • dall'altro, quello di Filippo di Hoenstein, pure "komtur" per il feudo precenicchese dell'Ordine Teutonico.

La chiesuola di Titiano è oggi un luogo solitario, dedicato alla Vergine patrona del sodalizio cavalleresco-monastico tedesco, al cielo, al fiume ed alla pietà spontaneamente istintiva di questa delicata e rustica gente. Una testimonianza verso la Madre di Dio, nelle cui pieghe si intravedono le storie non sempre pacifiche degli uomini che qui son convenuti, che qui dagli angoli del mondo son vissuti; tedeschi, italiani, fiorentini, friulani, goriziani, tirolesi, triestini, austriaci, bizantini, gradesi, carinziani, veneti.

Qui convenuti a narrare con la loro vita nel loro destino, un racconto, riteniamo, per tanti versi inesplicabile e misconosciuto.