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L POSSESSO E GESTIONE POST GESUITICA A PRECENICCO

foto madonna

di M. GB. Altan

L'autorità imperiale asburgica decretò, nei propri stati (attorno al 1775) la soppressione ed espulsione dei  Gesuiti, sia a titolo di congregazioni religiose, come anche nella gestione, che poi era quella prevalente, degli istituti educatori per la gioventù.

In questo atto di espulsione e soppressione rientrava la operatività gesuitica del collegio di Gorizia.
Quindi, nelle disposizioni imperiali austriache, ogni patrimonio, fondo, feudo, massa finanziaria ed attivi reali, dopo aver spogliato i Gesuiti, furono, devoluti, in toto, al "fondo religione" con gestione speciale e separata.
Tra tutti i possedimenti della Compagnia di Gesù una particolare attenzione venne riservata al complesso fondiario, in qualche modo ancora feudale di Precenicco, nella sua gestione economica, in attesa di una sua futura definizione patrimoniale e di eventuale nuova proprietà.
Si trovò la forma di una gestione economica provvisoria, che potesse recepire le rendite precenicchesi, con una amministrazione aderente alla situazione, provvisoria sì, ma il cui limite di tempo non poteva essere preventivamente stabilito in assoluto.
L'autorità demaniale asburgica ricorse alla formula di affitto, nella dizione precisa del tempo, detta "a titolo di Pastant".

Il feudo-fondo di Precenicco fu quindi affidato al fattore-affittuario Antonio Zanutig, il 21 giugno 1775, con un contratto della durata di anni dodici. Lo Zanutig si impegnava a corrispondere al fondo di religione, per ogni anno, la somma di 3.450 fiorini, nella sezione apposita dell'ex fondazione gesuitica di Gorizia.
Lo Zanutig viene ad essere definito "stontista", la cui fisionomia gestionale sta tra fattore ed appaltatore.
È interessante notare che subentrato sia pur per il periodo di dodici anni, alla proprietà gesuitica soppressa, Zanutig veniva ad esercitare su Precenicco, gli stessi diritti dell'estinta "Compagnia di Gesù", con la esclusione, per altro, dello "juspatronato" (scelta del parroco precenicchese), che, con le prerogative di ordine feudale, veniva riservato all'autorità imperiale arciducale asburgica.
Nel contratto di affidamento affittuale veniva fatto obbligo, per il primo biennio, di ristrutturare a sue spese la "casa dominicale" (l'edificio sede dell'amministrazione dei feudi in epoca gesuitica) e di alcune altre case rurali ad uso dei coloni.
Tali lavori sarebbero stati rimborsati in seguito, dopo il biennio, nei dieci anni seguenti. Lo "stontista" non era autorizzato a costruire più di due o tre case contadine che gli sarebbero state rimborsate alla fine dell'affittanza.
Per contro, ogni miglioria apportata nel comprensorio precenicchese a terre, paludi, boschi, in luoghi colti ed incolti non sarebbe stata rifusa al termine del contratto.
Gli animali e gli attrezzi consegnati dalla ex amministrazione gesuitica dovevano essere restituiti dopo i dodici anni della gestione nella stessa quantità e qualità avuta. In caso di mancanze lo Zanutig doveva rifondere o in generi od in contante.

Per gli animali della "signorìa" affidati ai coloni in "soccida", lo stontista doveva corrispondere l'interesse del quattro per cento, sino a che sarà dallo stesso pagato l'importo di dette "animalie" secondo una giusta stima.
Era un contratto, come si può osservare, che intendeva garantire l'integrità dei beni precenicchesi in tutte le loro pertinenze. E questo in maniera tale che, in caso di vendita, nulla il "demanio imperiale" doveva perdere, chiamando il conduttore, in solido, a risarcire ogni pregiudizio o manchevolezza, ma con misura, in modo tale che il vincolo non fosse talmente pesante da non consentire una relativa razionale gestione delle terre, e delle attrezzature, da parte dell'affittuario.

Viene a riempirsi il periodo, per così dire, di transizione, che va dal 1775, all'acquisto da parte di Antonio Cassìs Faraone, avvenuto nel 1789.
Fu quindi Antonio Zanutig una specie di appaltatore che gestì il feudo precenicchese per il demanio imperial-asburgico, per i primi dodici anni e più altre due rinnovazioni, crediamo, della stessa durata cronologica, ritraendone gli utili ed assumendosi ogni responsabilità di ordine finanziario e gestionale.
Questo per altro solo dal punto di vista gestionale-patrimoniale, in quanto ogni prerogativa di ordine feudale era di spettanza del governo arciducale austriaco.
Sarà poi il Cassìs-Faraone, che comperando il feudo di Precenicco, assurto alla dignità di "contea", rinverdirà il blasone precenicchese dopo i fasti dell'Ordine Teutonico e la più larvata signoria gesuitica del collegio di Gorizia.

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al volume: "Precenicco" edito dall'Amministrazione Comunale.