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I GESUITI A PRECENICCO

foto madonna

di M. GB. Altan

Sorgeva frattanto nella chiesa, per opera dello spagnolo San Ignazio de Loyola un altro ordine pur granitico, ma più duttile, più dotto, dalla preparazione tremenda, anche questo organizzato in una sorta di milizia, la cui arma era non più la spada, ma la dottrina, la convinzione profonda, la dedizione assoluta "per inde ad cadaverem" verso la Chiesa di Cristo e verso il suo Capo, il Papa.
Questa era la compagnia di Gesù operante allora in tanti stati cristiani e penetrata da tempo in Austria dove aveva fondato, tra l'altro, un prestigioso collegio per l'educazione e formazione della gioventù a Gratz.
Fu attorno al 1615 che l'imperatore Ferdinando II d'Asburgo, per sua iniziativa e su consiglio del patriarca di Aquileia Francesco Barbaro, avviò contatti con i Gesuiti di Gratz.
Sembra che la difficoltà maggiore fosse quella di ordine finanziario, in quanto i superiori della "Compagnia di Gesù" non intendevano iniziare la loro opera educativa in un collegio privo di risorse economiche indispensabili per un'autonoma gestione.
Il pensiero dell'imperatore austriaco era quello di dotare la fondazione gesuitica goriziana delle rendite della commenda teutonica di Precenicco. Ma qui sorgeva la necessità che l'Ordine Teutonico dovesse essere risarcito della perdita di questo suo secolare possedimento precenicchese in riva allo Stella.
Le difficoltà da parte imperiale e da parte dei Gesuiti furono appianate in ogni loro aspetto nel 1623.
Forte di questi accordi preventivi l'imperatore Ferdinando II d'Asburgo sopprime quindi la commenda teutonica di Precenicco e la assegna, per dotarne delle rendite, all'istituendo collegio dei Gesuiti di Gorizia.

Il diploma imperiale che sanziona la donazione di Precenicco ai Gesuiti di Gorizia, porta la data del 12 agosto 1623.
Il Gran Maestro dell'Ordine Teutonico, da parte sua, accetta di rinunziare alla commenda di Precenicco e l'imperatore per risarcire il sodalizio cavalleresco tedesco della perdita precenicchese dona la signoria di Olbersdorf, nella Slesia austriaca.
Olbersdorf era una signoria del principato di Jagerndorf ("Herrschaft in Fürstentum Jagerndorf") ed attualmente dopo l'ultimo conflitto mondiale, per le mutate condizioni politiche e territoriali ha cambiato il proprio nome con quello cecoslovacco-moravo di Albrechtice, si colloca a 30 km. circa da Troppau.
La dizione ufficiale di oggi per questo centro così singolarmente legato alle vicende storiche di Precenicco è: "Mìstnì nàrodnì vybor v Mêstê Albrechticìch okres Bruntàl".
I Gesuiti dopo il loro insediamento a Gorizia, con la loro solita precisione, diedero un assetto funzionale ad ogni loro attività; sia per la gestione del collegio nella città isontina, come nei supporti economici a loro destinati per il funzionamento dell'istituto culturale a loro commesso dalla monarchia asburgica.
Grande fu l'impronta gesuitica nella classe dominante a Gorizia, caratterizzata, sia per l'influenza del ceto che usciva dal loro collegio e dai rampolli della nobiltà che nell'istituto ricevevano una educazione quanto mai eclatante, sia per i quadri del clero uscito dai gesuiti ed irradiatosi nei possessi austriaci dell'ambito goriziano e triestino.

Non di rado gli allievi gesuitici, sia nell'alta nobiltà, come nell'alto clero eran motori di una certa cultura atta a cementare un circolo del tutto esclusivo e determinante.
L' "entourage" gesuitico a Gorizia riteneva a tutti gli effetti, di essere subentrato nell'acquisizione donativa dei feudo di Precenicco e di essere investito di tutti i diritti, onori, privilegi che in passato spettavano alla "commenda" dei cavalieri teutonici.
Quindi, in base a questi precedenti, richiesero di essere ammessi con voto attivo alla "Dieta degli Stati goriziani"; ma questa loro domanda non venne accolta.
Non per questo la loro influenza venne ad essere diminuita. Almeno dal punto di vista delle rendite.
Illustrando la necessità di potere condurre meglio la loro gestione del collegio di Gorizia, fecero richiesta di aggiungere alle rendite del loro istituto goriziano la proprietà dell'abbazia di Rosazzo. Ma anche questa domanda non sortì presso le autorità imperiali austriache esito positivo.
Bisogna per altro aggiungere che, oltre al possesso di Precenicco, i gesuiti avevano ottenuto dall'imperatore asburgico, le rendite che il Capitolo di Cividale ricavava nel territorio di Tolmino.
Precenicco e Tolmino erano territori imperial-arciducali, mentre Rosazzo era, a quel tempo, saldamente in mano veneta.
Nell'anno 1773, papa Clemente XIV, in seguito ad una vera e propria campagna europea contro i religiosi Gesuiti, si trovò costretto a sopprimere la "Compagnia di Gesù".

L'imperatore Giuseppe II d'Asburgo, nel 1775, chiudeva il collegio gesuitico di Gorizia, nella complessa revisione imperiale delle influenze ecclesiastiche nell'impero; fenomeno che dal nome del monarca austriaco, si chiamò "giuseppinismo".
Il complesso delle proprietà, feudi, fabbricati ed adiacenze fondiarie di proprietà e concessioni date alla "Compagnia di Gesù" vennero dichiarate di proprietà imperiale e destinate all'amministrazione militare asburgica, sia a Gorizia, come a Tolmino e Precenicco.
Da una stima fatta dai funzionari arciducali, i beni della "Compagnia di Gesù" in Precenicco vennero valutati in fiorini austriaci, 157.475.
Una porzione di questi beni venne passata al "fondo di religione"; fondo destinato dal demanio arciducale alle parrocchia bisognose di sussidi: porzione ammontante a 129.681 fiorini.
In questa porzione eran compresi anche i beni gesuitici di Precenicco (commenda di Precenicco con le pertinenze di Pescarola, Case Nuove e Titiano), il loro valore complessivo da una nuova stima, fatta nel 1787, ammontavano ad un valore di 125.000 fiorini.
Si concludeva in questo modo anche il capitolo gesuitico in Precenicco.

Non pensiamo che dal punto di vista comunitario e di assetto amministrativo, in questo lasso di tempo, vi siano stati sostanziali cambiamenti.
Si ha notizia della costruzione di una cappella da parte dei gesuiti, probabilmente, sul luogo della antica chiesa di Santa Maria dei Teutonici in Gerusalemme eretta tanto tempo prima del sodalizio monastico-cavalleresco.

Gli scopi dei Gesuiti erano del tutto diversi da quelli dei cavalieri nero-crociati e si articolavano lontano da questo paese del Friuli. A loro il possesso di Precenicco, per altro gestito con comprovata correttezza amministrativa, dava un prestigio feudale ancorché obsoleto, ma principalmente una rendita finanziaria atta a sostenere le loro iniziative. Null'altro.
E quando ritennero di pretendere un discorso aulicamente feudale per Precenicco a loro favore, come già per i cavalieri teutonici, la monarchia asburgica rifiutò.
Dobbiamo constatare, per altro, che dal punto di vista di proprietà, i Gesuiti di Gorizia ebbero sempre in grande onore questo loro possesso di Precenicco.
Studiarono il più possibile di conservare ogni residuo di effettiva dedizione feudale, ogni prerogativa storico-giurisdizionale al di là della mancanza del riconoscimento imperiale. Restava comunque feudo e commenda e per tutto il tempo nel quale Precenicco rimase ai Gesuiti, nei documenti venne mantenuta la dizione "commenda di Precenicco", anche se, forse anacronisticamente, i funzionari gesuitici deputati all'amministrazione del feudo di Precenicco venivano menzionati con i titoli già spettanti ai precedenti funzionari dell'Ordine Teutonico e, sembrerebbero tutti, ancora, di origine transalpina.
Nel 1679, il reverendo Padre Michele Schenderlich era "procuratore" della "reverenda commenda di Persenico".
Tra il 1681 ed il 1682 appare il nome del nobile reverendo Giovanni Miller "di Goritia" (forse, più propriamente, "Müller"), quale governatore della commenda dei Gesuiti di Precenicco.
Nel 1686 appare quale notaro e cancelliere di Precenicco, Carlo Leoncino (pubblico ed imperiale notaro), con domicilio ad Ontagnano, territorio imperiale-arciducale, come Precenicco), e nel suo repertorio troviamo moltissimi atti di varia natura concernenti Precenicco.
Ancora e precedentemente, nel 1685, un Giulio Cutio è rettore e giurisperito della reverenda "commenda di Persenico".