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PRECENICCO, I CONTI DI GORIZIA ED I CAVALIERI TEUTONICI.

orto ulivi

di M. GB. Altan


Alla luce dell'attuale conoscenza documentaria si può credere che siano stati il castello di Belgrado e il maniero di Precenicco i primi possedimenti in qualche modo feudali, di casate transalpine legate alla fisionomia della "avvocazia" del patriarcato di Aquileia, la cui costituzione dagli storici, viene posta attorno al 1071, (altri dicono 1077).
L'albero genealogico, pur necessariamente semplificato, che poniamo in allegato, dimostra come i due possessi dei fortilizi feudali siano pervenuti alla casa comitale goriziana per eredità, dagli Eppenstein.
Che i domini avvocaziali nodali, per la loro posizione strategica, quali quelli del maniero di Mosburg, possessi ai quali erano connessi; la base della contea isontina di Gorizia-Salcano e le loro, in qualche modo pertinenze del contesto del Porto di Latisana, Belgrado, Precenicco, fossero uniti alla condizione di avvocati della "Ecclesia Aquilejensis", è questione che vede dissentire il Mor ed assentire il Leicht.

Non abbiamo certamente la competenza per entrare e dirimere questa storica ed interessante questione, purtuttavia il fatto che ai feudi di Gorizia-Salcano con Mosburg e Latisana, siano stati di pertinenza dei Mosburg-Eppenstein; Tengling-Peilstein-Lurn e Pusterthal, non può essere sottaciuta, tenendo presente che è la casa Tengling-Peilstein-Lurn che più tardi assunse, alla fine del XII sec., la denominazione di conti di Gorizia (graf von Gòrz).

Più chiaramente fu proprio in seguito alla eredità avuta dagli Eppenstein che i goriziani divennero "avvocati" della Chiesa di Aquileia.

A questa loro posizione ereditaria veniva loro dato il possesso di controllo commerciale, con feudi a vario titolo, dalla Carinzia e dal Tirolo al mare; possessi che nel nostro Friuli si situavano lungo la riva sinistra del Tagliamento con il dominio dei castelli o fortificazioni di Codroipo, Belgrado, Precenicco, Latisana, Gradisca e Goricizza.

Precenicco ha quindi una fisionomia feudal-territoriale diversa e distinta, sia dalla signoria di Titiano, come dal contesto latisanese; contesto latisanese in mano ad una sub-feudalità mista aquileiese patriarcale nominale, nei fatti gestita da una comunità di portolani che amministrano lo scalo fluviale sul fiume tilaventino ed anche un piccolo arcipelago di minuscole comunità rurali al di là ed al di qua del fiume, arcipelago che si incentrava e sempre sul porto della "Tisana".

Ma anche nel contesto latisanese l'andamento possessorio feudale era diviso con altri feudataria.
Precenicco appare per la prima volta in un regesto assai interessante del 1150, in un momento di crisi - una delle tante crisi ricorrenti tra l'avvocato della chiesa di Aquileia conte di Gorizia, ed il suo principe ecclesiastico friulano naturale; il patriarca di Aquileia.
Engelberto II di Gorizia, succeduto nell'avvocazia friulana al padre, Mainardo I ed il fratello Enrico, trasgredendo i patti solennemente presi rispettivamente dal di lui padre e fratello, con il patriarca Pellegrino, s'era dato a saccheggiare i beni della chiesa forogiuliese ed a vessare i sudditi del patriarcato con obblighi di prestazioni ed esazione di gabelle non dovute.
Il patriarca sdegnato da questi eccessi e dalla insubordinazione del conte verso di lui, ingiunse al signore comitale isontino di presentarsi in giudizio per fornire una spiegazione per il suo comportamento.
Engelberto II si presentò sì in giudizio, ma con un robusto nerbo di armati mettendo le mani sul suo principe religioso ed imprigionandolo.

Quanto accaduto indignò tutti i nobili vassalli della chiesa aquileiese tra i quali

Ottocaro V marchese di Stiria i quali costrinsero il conte di Gorizia a rilasciare il patriarca Pellegrino, senza alcuna contropartita.
Ma le questioni tra l'avvocato goriziano ed il principe ecclesiastico friulano erano molte ed in sospeso.
Si intromisero per procurare un chiaro accordo Gerwico vescovo di Concordia, Wernardo vescovo di Trieste, il conte Bertoldo di Andechs, il conte Wolfrado di Treffen, tutti vassalli "in primis" del patriarca, con il conte Rapoto di Spanheim-Obernburg.
In una solenne seduta si stabilì che Engelberto, ad espiazione di tanti sacrilegi e rapine commesse contro lo stato friulano, dovesse consegnare trenta "mansi" nel Carso e trenta nella Carinzia.
Qualora il conte fosse morto senza eredi dovesse lasciare alla chiesa di Aquileia non solo i castelli di Belgrado e Precenicco, ma anche quello di Gorizia, con tutte le sue pertinenze, diritti, ministeriali, servi e serve.
Solo a lui vita natural durante spettava il mero usufrutto del castello di Mosburg.
Gli si ingiungeva di rinnovare il giuramento di vassallaggio che aveva violato verso il patriarca.
Continuava il conte, ad essere avvocato, ma di tutte le multe imposte nei giudizi per il patriarca e delle pene comminate, due parti sarebbero spettate al principe di Aquileja, ed una sola (non tutto) al conte di Gorizia.
Ogni diritto da lui usurpato doveva essere ceduto al patriarcato.
Questa "sentenza" solennemente pronunciata in un parlamento, tenuto secondo l'antico costume feudale germanico, con il cerimoniale delle "diete" transalpine, fu emanata nella selva di Ramuscello, presso Sesto al Reghena, alla presenza dei ministeriali e dei vassalli che formavano per la maggior parte la "curia" del patriarca.

Abbiamo una carenza documentaria in riferimento a Precenicco che dura per alcune decine d'anni, ma questo mezzo secolo di vuoto sta preparando un mondo nuovo. Tutta questa serie di punti forti come Precenicco, vegetano tra l'economia agricola ed i radi traffici che faticosamente navigano lungo la costa adriatica o su per il fiume, o arduamente viaggiavano sulle travagliate strade del tempo, periodicamente annullate dalle frane in montagna dal fango e dalle alluvioni in pianura.

Ma tutto questo già precario equilibrio viario-navigatorio viene messo in crisi nei suoi vari collegamenti e nelle strutture ricettive dal fenomeno delle "crociate".

Una massa mai vista di pellegrini, armati, trafficanti, religiosi si mosse per strade e fiumi da ogni parte verso gli approdi adriatici e verso la Terrasanta.
Affollò porti ed alberghi creando nuove necessità e promuovendo la costituzione di nuovi organismi.
Se da una parte vi fu il beneficio del flusso finanziario che entrava in circolazione, dall'altra la sorte di tanti pellegrini non forniti di danaro incentivò la formazione di istituti tipici in questo periodo; periodo che pur sortendo con un carattere e muovendosi in un contesto prevalentemente religioso, si trovava di fronte ad una situazione completamente nuova, con compiti polivalenti.
Si trattava di poter dare ai "crociati", nel possibile, ospitalità, assistenza, contatti bancari, contatti di notizie, organizzazione dei viaggi e altre cose.
Abbiamo detto che ci si trovava nella necessità di formare degli istituti che diventeranno tipici del tempo.
La loro natura doveva essere guerriera per la difesa dei pellegrini e religiosa insieme.
E la chiesa raccolse queste istanze convogliando il moto spontaneo di già esistenti confraternite, e creando il particolarissimo organismo degli "Ordini monastíco-cavallereschi".

Il primo ordine cavalleresco del quale la storia ci tramandi traccia è l' "Ordine del Tempio di Gerusalemme" istituito secondo la severissime regole dettate da San Bernardo di Chiaravalle e con l'approvazione della Santa Sede Romana.

Era formato da monaci guerrieri con i voti di castità e povertà, nonché di incondizionata obbedienza alle gerarchie del sodalizio ed al papa.
Nella nostra zona i "templari" comparvero tra la fine del XII e gli inizi del XIII sec. fondando un "hospitium-hospitale" nella località della Volta di Ronchis di Latisana, con il titolo, pare, di San Giovanni del Tempio.

In seguito, dai "templari" questa istituzione monastico-cavalleresca pervenne in mano ai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

L'ospizio della Volta di Ronchis serviva i pellegrini e viaggiatori di lingua italiana che si imbarcavano ed arrivavano al porto di Latisana; scalo fluviale, questo di Latisana, importantissimo nodo di traffici dal X al XVI sec.
L'ostello giovannita di Volta di Ronchis, sotto l'Ordine di San Giovanni prese il nome di San Bartolomeo ed è citato come tale in un regesto del 1199.
Comunque se si considera che l'Ordine del Tempio fu fondato dal francese Ugo de Payns (alcune fonti per altro lo fanno italiano) attorno al 1118 e che della istituzione templare a Ronchis si ha notizia almeno sin al 1180, bisogna dire che l'organismo templare della Volta è stato uno dei primi tra le fondazioni ospitaliere del sodalizio del Tempio.

Viene quindi anche qui sottolineata indirettamente l'importanza dei traffici dello scalo fluviale latisanese.
Per Precenicco la cosa fu più graduale e derivante da una molteplicità di fattori che determinarono in questo nostro luogo una presenza, come "commenda" di un altro organismo monastico-cavalleresco di impronta squisitamente tedesca: l' "Ordine di Santa Maria dei Teutonici di Gerusalemme".
Alcune fonti, per altro incerte, dicono che un conte di Gorizia fu tra i fondatori del sodalizio cavalleresco-monastico tedesco, ma questa notizia non trova regesti in proposito nell'archivio centrale dell'Ordine.
Comunque sia, i conti goriziani, da buoni tedeschi, favorirono in maniera generosissima l'insediamento dell'Ordine Teutonico in Friuli in generale, ed a Precenicco in particolare.

* Ulteriori approfondimenti si possono trovare in 'Precenicco' edito dall'Amministrazione Comunale.