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L'ORDINE TEUTONICO IN FRIULI

marinaretto

BLASIZ, VENDOGLIO DI MADRISIO DI VARMO, PRECENICCO

La prima fondazione dell' Ordine Teutonico in Friuli fu probabilmente situata a Blasiz, presso Codroipo; luogo di transito per la via Crescentia o Crescentina che si snodava alla sinistra del Tagliamento, posto di approdo del medesimo fiume per la navigazione fluviale, in prossimità del guado di Rosa che incrociava con la via portante a Concordia.

La seconda collocazione della fondazione tedesca fu posta, quasi certamente, nella località "Priorato" di Vendoglio di Madrisio presso Varmo.

Doveva essere un complesso di singolare importanza per i sistemi viario e di navigazione fluviale convergenti in numerosi posti di sosta lungo l'asta Tagliamento-Varmo ed individuabili in ben sei castelli (Varmo di sopra, Vanno di sotto, Belgrado, Guardazojosa, Madrisio, Floraval), Múnchenberg (che probabilmente era castello e convento insieme, come dal nome "Castel dei Monaci") in due monasteri cistercensi; uno femminile ed uno maschile, ed inoltre in un numero imprecisato di villaggi, taluni spontaneamente fortificati con "cente" o "cortine" (Castellaruto, Gradisca di Codroipo).

È quindi ben comprensibile che in una zona così fitta di strutture feudali e fortificatorie, nonché cenobitiche, che ivi si incentrasse anche la fondazione ("hospitale-hospitium") dell'

Ordine di Santa Maria dei Teutonici di Gerusalemme. Lospizio tedesco a Vendoglio, come probabilmente prima Blasiz, era un'emanazione della "casa madre" dell'Ordine di Friesach, nella Carinzia, antichissima struttura del sodalizio monastico-cavalleresco germanico, tutt'ora esistente con un organizzatissimo ospedale.

I regesti dell'Ordine lo dicono esistente nel 1229, mala sua fondazione deve certamente risalire ad un periodo precedentez.

Comunque elenchiamo il documento citato che svela particolari assai interessanti:
"7 aprile 1229 - in ospitale Vendoy ante Ecclesiam, Chuniemunt magister summus omnium hospitalium theotonicorum ex ista parte rnaris", vendeva ad Asquino di Varino, "...rem quandam proprietatis pertinentem. hospitali de Vrisaco, idest domum unam positam juxta Vendoy, et dedit ei cum ecclesia et domibus, campis, partis, silva cum tribus mansibus positis in Vendojo prope Madrisium...", per quaranta marche aquilejesi "...excepta villa de Blasiz...".

Si può arguire che in seguito questa già antica fondazione teutonica passata ai di Varmo, sia divenuta un cenobio femminile, quello cistercense citato, in quanto in un atto del 16 marzo 1265, redatto nell' "Hospitale" di Vendoy, i consorti Asquino, Bregonia, Federico, Duringo fratelli di Varmo donano a Pazienza monaca del monastero di Costanzago lo "...Hospitale de Vendoy, positum infra Varmum et Madrisium...", più un mulino e tre mansi posti lì presso.
È, tutto questo, se non altro un quadro assai suggestivo concernente una zona che più tardi verrà letteralmente distrutta dalle furiose piene del Tagliamento.
Comunque almeno sin a cavallo del XIII-XIV sec. conservava una sua validità economico-commerciale a caratteristiche polivalenti.
Si trattava di una serie di strutture poggianti su una piattaforma economica ragionevolmente vistosa, dettata prima di tutto da un supporto fondiario su quale si innestavano correnti commerciali certamente non trascurabili, dettate dal corredo viario, e, pensiamo soprattutto, dai traffici sul fiume, vera e propria arteria del fluire commerciale, che dai paesi transalpini germanici, volgeva alla foce del Tagliamento ed al mare.

E quindi, ripetendo, non è senza ragione che dopo Blasiz, l' Ordine tedesco cercasse altri collegamenti tra le Alpi ed il mare nella necessità di raggiungere la Terrasanta.

Nel contesto del Varino, v'era anche un'altra, dianzi menzionata, struttura curiosa cenobitico-castellana che in un certo qual senso era parallela alla fondazione germanica, quella del Castello di Mùnchenberg - ossia Castel dei Monaci - organismo monastico benedettino che si vuole costruito e costituito, quale emanazione della celebre abbazia di Vicktring, cenobio esistente presso Klagenfurt, nella Carinzia.
Sintomatica è l'importanza che la zona del Varino rivestiva in riferimento ai grandi traffici che si sviluppavano tra l'area carinziano-tirolese e gli approdi lungo il corso del Tagliamento per raggiungere l'Adriatico.
Sono quindi giustificati la ricerca e l'accaparramento, da parte dei monaci dell'Ordine di "posti" dove far sostare i loro confratelli armati, i pellegrini ed i commercianti di lingua tedesca che scendevano e risalivano verso il nord. Infatti i collegameti tra l'arco alpino ed il mare erano indubbiamente più agevoli con lo sfruttamento della navigazione fluviale, questo in considerazione dell'obsoleta rete stradale, che era ancora quella dell'epoca romana, ma soprattutto per la maggior possibilità di carico che il traino di barche e zattere offriva rispetto al trasporto su carri.

Una maggior portata d'acqua estendeva ulteriormente la navigabilità del Tagliamento e del Varino permettendo di entrare in profondità nel retroterra utilizzando così strutture fortificate a suo tempo realizzate.

Va da sé che il progressivo decrescere del livello del fiume fece gradatamente discendere gli approdi verso il mare, prima a Fraforeano (anche qui vi era un cenobio), poi a Ronchis ed infine al porto di Latisana ed al suo antiporto di Bevazzana dove sostavano i natanti in attesa delle maree favorevoli.

Lo scalo fluviale latisanese fu un punto portuale fermo per secoli; importante in maniera tale, da rendere necessaria tutta una serie di corredi assistenziali e ricettivi, inerenti al proprio traffico commerciale; eppoi per il movimento di persone che caratterizzarono quel fenomeno verso la Terrasanta, denominato le "Crociate". Qui sta la spiegazione della importanza preliminare della zona del Varmo, ed, in seguito del sorgere degli "hospitji hospitales", prima dei Templari, poi dei Giovanniti alla Volta di Ronchis di Latisana, seguiti o contemporanei, a quelli dei Teutonici di Blasiz-Vendoglio-Precenicco.