SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA NEVE

Rimarrà larvata la divisione territoriale - in buona parte teorica - e la divisione amministrativa ancorata sulle due "chommunitas rurales"; quella di Precenicco e quella di Titiano.

Ancora nell'epoca austriaca (1806 - 1866), la dizione di Titiano ex austriaco e "comune di Titiano" nel senso di vicinìa rustica, è diviso amministrativamente da Precenicco, sanzionato sulla traccia del cosiddetto "catasto napoleonico"; catasto che ancora distingue puntigliosamente il comune di Titiano da quello di Precenicco con le sue pertinrenze di Case Nuove e di Pescarola.

Ma costantemente, il segno più antico ed appariscente in qualche modo passivamente conservato dalla tradizione popolare nel luogo è il culto della "Madóne di Titïan".

Si tratta dell'antichissimo santuario della "Madonna della Neve", la cui festa cade in agosto di ogni anno.
Il patto non scritto ma fedelmente osservato, tra il religioso e comunitario-popolare che sembrava dovuto a questo santuario, al quale convenivano le popolazioni a cavallo dello Stella, in una sintesi di valori e motivi che solo nel mondo rurale si ritrovano - anzi si ritrovavano e che ad esso erano connaturati propiziava un'affluenza tale che le varie parrocchie dipendenti dalla pieve di Santo Stefano, e non, di Palazzolo si davano un calendario in una serie di occasioni precedenti e preparatorie culminanti nella festa principale.
Un luogo dove generazioni e generazioni si sono succedute, dal significato oscuro, inconscio, in un edificio di culto consacrato da una unicità minuscola che fu amministrativa, politica, anche economica nella quale può poggiare l'esistenza di una minuscola signoria della quale si è perduta memoria e traccia. Ogni cosa affonda nella diversa radice della origine del santuario della Madonna della Neve, sulla quale, nel XVI sec. gli imperial-arciducali avevano costruito la torre della dogana asburgica, buttata giù assieme alle casupole del borghetto contadino attorno, nel 1946.

Una storia che comincia ed una che finisce.

È l'eterna vicenda di un popolo che da sempre ha vissuto in riva al fiume, con la sua anima e la sua religiosità elementare, candida, indiscussa ed in buona parte, oramai, scomparsa.

Anche e soprattutto qui il solco dell'aratro restituisce testimonianze di Roma.
Più in Titiano che in qualunque altro luogo di questo comprensorio. E questo quasi a rimandare l'eco frammentario della "gens Titia" che a questa villa rustica ed a questo luogo ha donato il nome "prediale"; nome che dopo duemila anni ancora si conserva.

Ma è sull'architrave lapidea del portale di accesso della sua chiesuola che i cavalieri nero-crociati hanno lasciato il marchio del loro "pium sodalitium"; la loro sanzione ufficiale della loro "commenda" estesa da Precenicco anche a Titiano; la loro traccia si concentra in tre stemmi:

  • al centro, la croce dell'Ordine di Santa Maria dei Teutonici di Gerusalemme;
  • al lato lo stemma di Johann von Hussen "komtur" per Precenicco dell'Ordine Teutonico;
  • dall'altro, quello di Filippo di Hoenstein, pure "komtur" per il feudo precenicchese dell'Ordine Teutonico.

La chiesuola di Titiano è oggi un luogo solitario, dedicato alla Vergine patrona del sodalizio cavalleresco-monastico tedesco, al cielo, al fiume ed alla pietà spontaneamente istintiva di questa delicata e rustica gente. Una testimonianza verso la Madre di Dio, nelle cui pieghe si intravedono le storie non sempre pacifiche degli uomini che qui son convenuti, che qui dagli angoli del mondo son vissuti; tedeschi, italiani, fiorentini, friulani, goriziani, tirolesi, triestini, austriaci, bizantini, gradesi, carinziani, veneti.

Qui convenuti a narrare con la loro vita nel loro destino, un racconto, riteniamo, per tanti versi inesplicabile e misconosciuto.